Perché così tanti giocatori NBA sono calvi?
- Scritto Da Lordhair Esperto di Capelli
- NOV 28, 2025
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- 15 minuti di lettura
Ti sei accorto di quanti fuoriclasse dell'NBA sfoggiano la testa rasata? Nella lega, il look rasato sembra essersi affermato silenziosamente come una tendenza unica e duratura. Non è un semplice caso. Dietro c’è una combinazione di fattori genetici, fisiologici, stress e influenze culturali.
Fattore genetico: la "maledizione ereditaria" della calvizie
Prima di tutto, dobbiamo parlare di genetica. È probabilmente la causa più profonda alla base del fenomeno dei giocatori NBA con la testa rasata. Secondo studi recenti, la calvizie maschile (nota anche come alopecia androgenetica) è una condizione ereditaria influenzata dagli ormoni androgeni e risulta particolarmente comune in alcune popolazioni. Nell'NBA, la percentuale di giocatori afroamericani è notevolmente elevata. Curiosamente, alcuni studi demografici suggeriscono che gli uomini afroamericani tendono a manifestare segni di diradamento dei capelli con maggiore frequenza intorno ai trent'anni.Inoltre, uno stile di vita ad alta intensità agonistica amplifica questo impatto genetico.
Questo perché i livelli di testosterone degli atleti tendono a essere superiori alla media, provocando un eccesso di Diidrotestosterone (DHT). Il DHT attacca i follicoli piliferi, accelerando notevolmente il processo di assottigliamento e la successiva caduta dei capelli.

Cominciamo con Michael Jordan, icona della tendenza dei giocatori rasati. Quando è arrivato nella lega (sui vent'anni), sfoggiava ancora una chioma piuttosto folta. Con il passare degli anni, però, qualcosa è cambiato. Già all’inizio degli anni ’90, l’attaccatura si era visibilmente spostata all’indietro e la parte superiore della testa aveva cominciato a diradarsi. I media hanno immortalato i suoi momenti imbarazzanti, quando cercava di nascondere la calvizie con cappelli o particolari acconciature. Alla fine, intorno al 1995, ha deciso di rasarsi completamente. Una scelta che non solo ha risolto il problema, ma lo ha anche reso più imponente e minaccioso.

Allo stesso modo, LeBron James ha iniziato a mostrare i primi segni di diradamento già da adolescente. Appena entrato in NBA, la sua stempiatura è arretrata a vista d’occhio. Negli anni 2010 LeBron James è stato spesso preso in giro dai fan per la sua “crisi della linea frontale”. Ha provato trapianti di capelli e diversi tagli e acconciature, senza risultati soddisfacenti, fino a quando intorno al 2020 ha deciso di abbracciare completamente il look rasato. Questo "viaggio capillare" è diventato persino un meme online, soddisfacendo la curiosità dei fan, ma riflettendo al contempo la spietatezza della genetica.

Se pensiamo a Kobe Bryant, lo ricordiamo nei suoi primi anni con una folta chioma riccia, ma verso la fine della carriera (negli anni 2010) la sua capigliatura in cima alla testa era visibilmente diradata.Kobe Bryant ha riconosciuto pubblicamente che la calvizie era un problema familiare, dato che anche suo padre, Joe Bryant, aveva iniziato a perdere i capelli precocemente. Per evitare ulteriori imbarazzi, negli ultimi anni della sua carriera, Kobe ha saggiamente rasato completamente la testa.

Shaquille O’Neal è rimasto calvo fin dai suoi primi anni da giocatore professionista. Lui afferma che si tratta di una combinazione di ereditarietà e scelta personale. Nella famiglia O’Neal la calvizie è comune, e già poco dopo i vent’anni iniziava a mostrare segni di perdita di capelli, così ha deciso di radersi completamente per mantenere la sua immagine da “gigante”.

Karl Malone, soprannominato “The Mailman”, è noto per la sua testa rasata negli anni ’80 e ’90. La sua calvizie è iniziata intorno ai 30 anni, con un diradamento a forma di “M” sulla sommità, seguito da un assottigliamento generale dei capelli. Alla fine, il look completamente pelato è diventato il suo marchio di fabbrica, oltre a evitargli fastidi e sudore eccessivo durante le partite.

Un altro esempio è Jason Kidd, i cui capelli erano già radi sin dalla sua stagione da rookie, e che a metà carriera ha poi optato per la rasatura completa.

Ray Allen, verso la fine della sua carriera (anni 2010), ha visto una significativa recessione della linea frontale dei capelli e ha scelto di radersi la testa per mantenere un aspetto elegante.
Questi casi indicano tutti lo stesso problema. I geni ereditari fanno sì che molti giocatori debbano fare i conti con la calvizie già durante il periodo d'oro, e la rasatura completa diventa la soluzione più semplice per affrontare la situazione.
Stile di vita e stress: il “killer invisibile” delle carriere ad alta intensità
La quotidianità di un atleta NBA è qualcosa che la gente comune non può nemmeno immaginare. Una stagione con 82 partite, più playoff, campi di allenamento e competizioni internazionali, mette corpo e mente sotto un carico estremo. Questo stress provoca un’impennata del cortisol (l’ormone dello stress), e un livello elevato di cortisolo è proprio uno dei principali responsabili della caduta dei capelli. I giocatori sudano spesso, i capelli tendono a annodarsi e a favorire la proliferazione batterica. Radersi la testa riduce questi problemi, permettendo loro di concentrarsi meglio in campo.

Tim Duncan, soprannominato "The Big Fundamental", ha iniziato a perdere i capelli a metà carriera (anni 2000). La sua calvizie è stata progressiva. Prima l’arretramento dell’attaccatura, poi il diradamento sulla sommità della testa. Duncan ne ha parlato pochissimo in pubblico, ma secondo i compagni di squadra è stato proprio lo stress accumulato nei lunghi playoff a spingerlo a rasarsi a zero, per concentrarsi solo sul gioco e non più sull’immagine.

La storia della calvizie di Derrick Rose è ancora più drammatica. Come il più giovane MVP della storia, già poco più che ventenne ha iniziato a subire frequenti infortuni e lo stress ha accelerato la caduta dei capelli. I capelli di Rose hanno iniziato a diradarsi all'inizio degli anni 2010, con segni di calvizie sulla sommità della testa. Ha provato varie acconciature, ma alla fine negli anni 2020 ha scelto di radersi a zero, affrontando la carriera con una mentalità di "rinascita".

Anche Paul Pierce ha intrapreso un percorso simile prima del ritiro. La sua calvizie è iniziata intorno ai 30 anni, partendo dall'attaccatura frontale per poi estendersi progressivamente alla sommità del capo. Lui stesso l’aveva scherzosamente definita “la tassa del campione”, ma proprio la calvizie, in cabina di commento, è diventata il suo marchio di riconoscimento più forte.
Inoltre, anche l’età è un fattore da non sottovalutare. La carriera media di un giocatore NBA dura circa 10-15 anni e, con l'avanzare dell'età, i follicoli piliferi tendono naturalmente a indebolirsi. Tra i giocatori oltre i 35 anni, la percentuale di calvizie o testa rasata è più elevata, in linea con il picco di perdita dei capelli nella popolazione maschile generale. In definitiva, la calvizie dei giocatori è quasi sempre un effetto collaterale di uno stile di vita ad altissima intensità, più che una semplice scelta di moda.
Influenze della moda e della cultura: la testa rasata come “simbolo di forza”
Oltre alle ragioni fisiologiche, la testa rasata possiede un profondo significato culturale nella NBA. Michael Jordan è universalmente considerato l'apripista del look rasato. La sua testa rasata non era solo pratica, ma irradiava anche un'aura di dominio e fiducia tale da incutere timore in ogni avversario. L’influenza di Jordan è stata immensa. Tantissimi giovani giocatori lo consideravano un idolo assoluto e hanno iniziato a rasarsi a zero per emularlo. Del resto, nella cultura del basket la testa rasata è diventata sinonimo di “uomo duro”.

Nell'era attuale dei social media, la testa rasata è diventata anche parte integrante del personal brand di un giocatore. Giocatori come Derrick White hanno attirato attenzione per la loro linea frontale dei capelli. Dalla fine degli anni 2010, i capelli di White sono diventati visibilmente radi, con aree di diradamento sulla sommità della testa. La sua decisione di rasarsi a zero, presa a ridosso delle Finali del 2023, non solo ha dato una spinta alle sue prestazioni in campo, ma è finita immediatamente al centro dei dibattiti tra i fan. Questo riflette un vero e proprio cambiamento culturale. La testa rasata non è più percepita come un difetto, ma come un simbolo di fiducia e autostima. Molti giocatori scelgono di rasarsi proprio per effettuare un "reset" della propria immagine, prevenendo l'imbarazzo che deriverebbe dal diradamento. Dopotutto, sotto le telecamere ad alta definizione, qualsiasi imperfezione capillare viene inevitabilmente amplificata.
Curiosamente, alcune teorie del passato suggerivano che, negli anni ’80 e ’90, la testa rasata di alcuni giocatori potesse essere legata alle politiche antidroga della lega. All’epoca i controlli non erano rigorosi e alcune “sostanze ausiliarie” potevano accelerare la perdita dei capelli. Oggi, però, la gestione della lega è molto più severa e questo fattore è diventato praticamente trascurabile. In definitiva, la testa rasata è passata dall’essere una soluzione pratica a un vero e proprio fenomeno di stile, ormai radicato nel DNA culturale della NBA. Attraverso i dettagli di calvizie di questi giocatori possiamo osservare un percorso quasi comune. La stempiatura che arretra piano piano, il diradamento progressivo sulla sommità, fino ad arrivare alla testa rasata come marchio distintivo. Tutto questo, paradossalmente, soddisfa la curiosità dei tifosi, che amano scoprire il lato più “umano” e autentico dei loro idoli.
Giocatori calvi negli ultimi anni: la tendenza continua
Il fenomeno della rasatura non si è fermato al secolo scorso o agli anni 2010. Persiste con forza anche negli ultimi anni (stagioni 2023-2025). Molti giocatori ancora attivi nell'NBA stanno portando avanti questa tradizione attraverso il look rasato. Questi casi contemporanei dimostrano ulteriormente che i fattori genetici e di stress restano problematici anche nella generazione più giovane, mentre la testa rasata è ormai un perfetto connubio di praticità e affermazione della propria personalità.

Chris Paul, il “maestro del palleggio”. Ha abbracciato definitivamente il look rasato intorno al 2021, dopo che la sua linea frontale dei capelli aveva mostrato un arretramento sempre più evidente, soprattutto durante la sua corsa ai playoff con i Suns. Durante la sua parentesi con i San Antonio Spurs nella stagione 2024-2025, Paul ha dimostrato come il look rasato lo abbia reso visibilmente più dinamico e in forma. Non solo, ma ha anche eliminato lo stress e l'incombenza della cura dei capelli subito dopo le partite. Una volta ha scherzato. “Essere pelato mi fa perdere meno tempo con i capelli e me ne lascia di più per pensare agli assist”. Non è solo genetica (in famiglia Paul la calvizie è una tradizione), ma anche lo stress di una carriera sempre al massimo. Dagli Hornets ai Clippers, fino ai Warriors, la pressione costante ha decisamente accelerato la caduta.

Alex Caruso è un altro esempio perfetto. Il guerriero difensivo dei Chicago Bulls, noto ai tempi del college (Texas A&M) per i suoi capelli folti. Una volta entrato in NBA nel 2016 ha scelto di rasarsi completamente a zero, trasformando la testa lucida in un marchio di fabbrica. Nei Playoff 2023-2024 questo look lo ha reso ancora più intimidatorio in recuperi e stoppate. Secondo lui non si tratta di una calvizie drammatica, ma di pura comodità. Con allenamenti così intensi, meno sudore e zero problemi di acconciatura. Certo, un po’ la genetica lo preoccupa e attorno ai trent’anni la linea dei capelli inizia a far paura… quindi la rasatura è anche una misura preventiva. Intanto, la combo “testa lucida + barba” è diventata un meme tra i tifosi e ha persino rafforzato il suo personal brand.

Nicolas Batum, al contrario, ha operato una scelta completamente volontaria. L'ala francese, che continua a giocare con i Los Angeles Clippers nella stagione 2024-2025, ha mantenuto il look rasato sin dai primi anni 2010. Per lui non è un problema genetico, ma una pura preferenza personale. Afferma che la rasatura lo fa sentire "più leggero" in campo.
Batum non ha mai mostrato evidenti segni di diradamento, ma la sua lunga carriera (tra Europa e NBA) lo ha convinto ad adottare uno stile improntato alla praticità, cruciale specialmente nell'alta pressione dei playoff. La testa rasata di questo veterano ha testimoniato le sue transizioni professionali (dai Clippers ai Blazers) e alle Finali del 2023 ha contribuito con triple chiave, dimostrando che lo stile non influenza minimamente l'abilità.

Dwight Howard, in qualità di veterano tra i centri, nella stagione 2024-2025 è tornato occasionalmente in NBA (ad esempio come riserva per i Lakers). Già dall’epoca d’oro agli Orlando Magic ha sempre portato principalmente la testa rasata. Anche se a volte ha provato a tenere i capelli corti, Howard ha sempre preferito radersi a zero per esaltare la sua fisicità da “Superman”. La sua caduta dei capelli è iniziata a vent’anni, causata principalmente da fattori genetici e dalle battaglie ad alta intensità a rimbalzo. Secondo quanto ha raccontato lui stesso, la storia familiare di calvizie lo ha spinto a rasarsi presto per evitare situazioni imbarazzanti. Il look pelato di Howard ha anche un significato culturale. Rafforza l’immagine intimidatoria di “bestia difensiva” e, nelle partite più recenti, con questo stile continua ad aiutare la squadra a consolidare la zona interna.
Il look rasato rimane una scelta popolare nella NBA contemporanea, in particolare tra i giocatori di età compresa tra i 30 e i 40 anni, dove la percentuale supera il 15%. Questa tendenza non affronta solo i fattori genetici e di stress, ma si adatta perfettamente anche alle esigenze della televisione ad alta definizione e all'era dei social media, permettendo agli atleti di affrontare i riflettori con maggiore sicurezza.
Affrontare la calvizie: soluzioni moderne
Certo, non tutti i giocatori scelgono di rasarsi completamente. Alcuni cercano invece supporto professionale per affrontare i problemi di perdita dei capelli. Qui vale la pena menzionare Lordhair, brand specializzato in soluzioni non chirurgiche per i capelli, offrendo sistemi personalizzati (come parrucchino e patch cutanea) che permettono di ritrovare un look naturale senza dover affrontare procedure invasive. Questi sistemi utilizzano materiali di alta qualità, si adattano perfettamente al cuoio capelluto e risultano molto realistici. Un’opzione interessante per chi vuole mantenere un aspetto giovane, sia giocatori che fan. Immaginate se LeBron o Derrick Rose avessero provato prima. Forse le loro “leggende capellute” avrebbero avuto meno ostacoli.

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Conclusione: la grandezza non ha bisogno di capelli
Il fenomeno della testa rasata nell'NBA è il risultato di un complesso intreccio di fattori: genetica, pressione agonistica e cultura della moda. Non è semplicemente un cambiamento estetico, ma la dimostrazione della saggezza dei giocatori nell'adattarsi a carriere ad altissima intensità.
La rasatura di Jordan ha plasmato il mito di "Air", quella di LeBron ha testimoniato la maturità del "Re", e quella di Kobe ha continuato a incarnare la "Mamba Mentality". Forse, la prossima volta che guarderai una partita, avrai un pensiero in più. Dietro a quelle teste rasate, si nascondono innumerevoli storie, sacrifici e tanto sudore.



